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Personale di Giovanni Simione “Vie di fuga”

3 novembre @ 17:00 - 19:00

Il Centro Turistico Giovanile JFK Kennedy e l’Assessorato alla cultura del comune di Prata di Pordenone

Presentano la personale di Giovanni Simione “Vie di fuga”

Presentazione a cura della critica d’arte Lorena Gava

Inaugurazione Sabato 3 Novembre 2018 ore 17:00

La mostra rimarrà aperta dal 3 novembre al 25 novembre — ENTRATA LIBERA —

Orari d’apertura:
Martedì, Giovedì, sabato, 17.00-19.00
Domenica 9.30-12.00 / 16.00-19.00

 

 

Vie di fuga

Il luogo dove Giovanni Simione lavora è uno studio affollato di tele, pennelli, oggetti e colori. Nulla di strano pensando all’atelier di un pittore. Ma nel caso di Giovanni, è molto di più. E’ uno spazio concreto che diventa opera. I molteplici titoli che ci parlano dello studio del pittore davvero custodiscono frammenti di un mondo privato che diventano lo scenario di una narrazione intima e raccolta, soggetta alle trasformazioni messe in atto dall’immaginazione e dalla potente vis espressiva. Siamo di fronte ad una pittura complessa che sotto l’egida di una acuta e profonda sensibilità riunisce miti e maschere, ricordi metropolitani e improbabili paesaggi, visioni surreali e brani di autentico realismo.

Attraverso l’inconfondibile tavolozza di tinte sature e smorzate, di cromatismi volutamente spenti sui quali zampilla ogni tanto un’esplosione inattesa di rosso cadmio o di zafferano, prende vita quell’universo di simboli che costituisce un vero e proprio alfabeto grafico, un’epistemologia di segni che come pedine su una scacchiera si muovono, si spostano, agiscono per poi tornare al punto di partenza. Si comincia con la torre di Babele, a cui si aggiunge il maialino rosso: presenze quasi irrinunciabili in un curioso binomio che mette insieme retaggi antichi e stravaganze creative. La torre assimilabile a una ziggurat o a una piramide, riconducibile al magico universo di Bruegel il Vecchio nelle incantevoli declinazioni fiamminghe, qui subisce ogni sorta di trasformazione, senza mai perdere la vocazione all’ascesa e alla verticalità. Disossata, slabbrata, scarnificata, erosa, aggredita e ricomposta, la torre non perde mai la sua identità e assurge inevitabilmente all’alto, in un moto ascensionale e coclide che ci conduce oltre la dimensione terrena. Rappresenta la sfida, la volontà di affermazione e di agognato riscatto sopra ogni cosa. Traduce anche il desiderio di staccarsi dal suolo per raggiungere altre latitudini magari disattese e il guizzante maialino rosso che irrompe sulla scena ci ricorda, forse, l’impossibilità del volo. Sospeso tra cielo e terra, questo animale impacciato e sornione, non ha nulla dell’eleganza del destriero o dei monumenti equestri ma ci piace particolarmente per quell’aura fiabesca che gli conferisce, in fondo, una sorta di “umanizzazione”. Ci appare fragile, indifeso ma nello stesso tempo astuto e vigile per quel suo modo di sorvolare il mondo, di attraversare luoghi desolati o città e rimanere imperturbato, senza macchiare la cute coloratissima e lucente.

Se la torre rimanda alla verticalità, il maiale ci riporta alla posizione orizzontale: sono le coordinate principali entro le quali si muovono tutti gli altri protagonisti. Le maschere, ad esempio, in primis Pulcinella, personaggio bizzarro della commedia dell’arte, noto per essere ambiguo, beffardo, irridente, enigmatico. Il ricordo va agli affreschi che Giandomenico Tiepolo nella sua villa di Zianigo ha dedicato alla maschera partenopea: “Il segreto di Pulcinella: nella commedia della vita, non vi è un segreto, ma solo, in ogni istante, una via d’uscita… dove c’è una catastrofe, là c’è una via di fuga” ( Giorgio Agamben, Pulcinella ovvero Divertimento per li ragazzi, Nottetempo, 2015).

A guardarle bene, le figure mascherate di Giovanni Simione non sono quasi mai complete: mancano di arti, hanno giunture sconnesse, vestono consistenze talvolta larvali ma hanno la capacità di osare. Per questo le vediamo innalzarsi in maniera totemica su sfondi piatti e desolati, al centro di strade deserte che non sappiamo dove conducono (Le tre strade ). La via desolata e solitaria appare spesso nell’immaginario del nostro artista: in Notturno con foglia, siamo conquistati dall’apparizione della grande foglia che al centro di una scia domina incontrastata la visione surreale costellata di nero e di grigio. Presenza gigantesca scaturita dal nulla, questa essenza ci interroga, allo stesso modo in cui in altri lavori, sagome leggere, simili a foglie o a drappi, si posano indisturbate su contesti urbanizzati o territori muti, avvolti nel silenzio.

Nelle opere di Giovanni Simione non si vedono persone, le tracce umane si leggono nei reperti antropizzati, nei profili sicuri di architetture straordinarie, come nel bellissimo Tramonto romano in cui basterebbe la lanterna di San Pietro a rimembrarci la Città Eterna. Anche laddove riconosciamo i confini e i perimetri, le vedute continuano a essere solo e unicamente paesaggi interiori, lande sconfinate dell’anima che episodicamente trovano una forma, quella “via d’uscita” che i Pulcinella ci indicano attraverso la consapevolezza della loro perenne erranza. Le opere imperniate sullo studio del pittore, oltre a riportarci al tema classico della natura morta tante volte interpretato dalla “Scuola romana” di Mafai, Scipione, Sironi a cui il nostro autore ama guardare per un atteggiamento mentale condiviso, rappresentano a nostro avviso pause eccellenti di uno spirito che evoca quiete e meditazione. Risolte con soluzioni compositive originali e personalissime, offrono potenti stimoli di riflessione: gli oggetti scelti e combinati assieme agiscono come sentinelle di fronte allo scorrere inesorabile del tempo.

L’assoluta padronanza del segno, confermata dall’alta esperienza calcografica che segue parallelamente le varie tecniche pittoriche (e non dimentichiamo la preziosa e ricca produzione di acquarelli) si coglie perfettamente nella sintesi efficace e vigorosa di ogni rappresentazione. Giovanni Simione sa intuire l’evocazione metafisica insita in ogni immagine e ci restituisce nel grande (pensiamo soltanto ai frequenti dittici o trittici) o nel piccolo formato (il recentissimo Atmosfere veneziane) momenti di inusitata commozione e suggestione. Maschere e bucrani, pennelli e burattini, fiori e architetture vivono in una materia colore straordinariamente densa, pastosa, toccata da bagliori improvvisi, da resurrezioni latenti che conducono direttamente al cuore come solo la poesia vissuta e sincera sa fare.

Ottobre 2018

Lorena Gava

 

Dettagli

Data:
3 novembre
Ora:
17:00 - 19:00

Organizzatore

CTG Kennedy Prata

Luogo

Galleria Comunale Wanda Meyer
Piazza Risorgimento, 16
Prata di Pordenone, 33080 Italia
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